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Palermo

Palermo (PA) è un comune con 675.000 abitanti circa, capoluogo della Sicilia (nonché dell'omonima provincia regionale).

Storia

Palermo fu fondata dai Fenici con il nome di Ziz (fiore). Presto entrò in contatto con navigatori e mercanti greci, da qui il nome Panormus, latinizzazione del greco “tutto porto”. Ciò a sottolineare la peculiarità geografica di una penisola circondata dalle foci di due fiumi (Papireto e Kemonia), e quindi facilmente difendibile.

Rimase una città fenicia fino alla Prima guerra punica (264-241 a.C.), nella quale la Sicilia venne conquistata dai Romani. Il periodo romano è stato di tranquillità e la città faceva parte della provincia di Siracusa. Con la divisione dell'Impero la Sicilia, e con essa Palermo, furono attribuiti all'Impero Romano d'Oriente.

Nel IX secolo quando Musulmani dal Nord Africa invasero la Sicilia, conquistando Palermo nel 831 e l'intera isola nel 965. Furono proprio i governatori musulmani a spostare la capitale della Sicila a Palermo dove è rimasta fin da allora. Nel periodo musulmano Palermo è stata una città importante nei commerci, e nella cultura e si dice avesse più di 300 moschee; era conosciuta in tutto il mondo arabo. Fu un periodo di prosperità e tolleranza: i Cristiani e gli Ebrei non erano perseguitati.

Fu il periodo di massimo splendore, che continuò con i Normanni (soprattutto con Ruggero II) e con gli Svevi (Federico II, 1194-1250), i quali seppero raccogliere e utilizzare l'eredità culturale araba, greca e romana.

Alla morte di Federico II fa seguito un lungo periodo di instabilità culminata con la rivolta antifrancese del Vespro (1282). Palermo si separa da Napoli e offre la corona di Sicilia a Federico III d'Aragona.

La Sicilia entra così nell'orbita spagnola che durerà fino al 1713, quando, in seguito al pace di Utrecht (1713), passerà ai Savoia, di nuovo alla Spagna (1718-20), all'Austria (1720-34) ed infine, con lo spagnolo Carlo III, sotto i Borbone, come Stato autonomo nel Regno di Napoli. Palermo fu capitale del movimento risorgimentale. Il 27 maggio 1860 le truppe garibaldine entrano in città.

Tra ottocento e nocevento, grazie ad un gruppo di imprenditori illuminati (Florio, Ingham, Withaker), vive una stagione di grande crescita economica e culturale (Palermo è "Floriopoli"). Successivamente lo scoppio della guerra e il fascismo dopo relegheranno la città ad un ruolo marginale nello scenario italiano. Ripresasi dalle distruzioni dell'ultima guerra, Palermo è oggi, anche in conseguenza del ruolo di capitale della Sicilia autonoma, una città a forte prevalenza di attività terziaria e caratterizzata da una vivace vita culturale.

Monumenti

La cattedrale è un grandioso complesso architettonico composto in diversi stili, dovuti alle varie fasi di costruzione. Eretta nel 1185 dall'arcivescovo Offamilio sull'area della prima basilica che i Saraceni avevano trasformato in moschea, ha subito nel corso dei secoli vari rimaneggiamenti; l'ultimo, alla fine del Settecento, in occasione del consolidamento strutturale, si rifece radicalmente l'interno su progetto di Ferdinando Fuga. Il fianco destro della costruzione con le caratteristiche torrette avanzate e l'ampio portico in stile gotico-catalano (l'attuale accesso), eretto intorno al 1465, si affaccia sulla piazza. Il portale di questo ingresso è opera magnifica di Antonio Gambara eseguita nel 1426, mentre i meravigliosi battenti lignei sono del Miranda (1432). La Madonna a mosaico è dl XIII secolo; i due monumenti alle pareti, opere del primo Settecento, rappresentano Carlo III di Borbone a destra e Vittorio Amedeo di Savoia a sinistra. La parte absidale stretta fra le torricelle è quella più originale del XII secolo, mentre la parte più manomessa è il fianco sinistro, dove si apre un bel portale gaginesco degli inizi del Cinquecento. La facciata sud-occidentale, che guarda l'arcivescovado, va riferita ai secoli XIV-XV. L'interno è a croce latina, a tre navate e diviso da pilastri. Nelle prime due cappelle della navata di destra sono le tombe degli imperatori e dei reali quivi sistemati nel Settecento, dopo il restauro, spostato dal loro sito originario che, comunque, era nella medesima basilica. Nel sarcofago romano, posto sul muro di destra, vi sono le spoglie di Costanza d'Aragona, moglie di Federico II, morta nel 1222. Le urne in profilo sotto il baldacchino sono a sinistra quella di Enrico VI, morto nel 1197, e a sinistra quella di Federico II, morto nel 1250. Quest'ultimo racchiude pure le spoglie di Pietro II d'Aragona, morto nel 1338. in secondo piano, sotto i baldacchini a mosaico, vi sono le tombe di Ruggero II, morto nel 1154, e di sua figlia Costanza, morta nel 1198. Queste ultime due sono quelle che originariamente si trovavano nel transetto del Duomo di Cefalù. A destra del presbiterio si trova la cappella di Santa Rosalia, patrona di Palermo, con le reliquie e l'urna d'argento, opera seicentesca di Matteo Lo Castro, Francesco Rivelo e Giancola Viviano. Oltre al coro ligneo in stile gotico-catalano del 1466 e i resti marmorei della tribuna gaginiana riadattati, di alto interesse artistico sono la statua marmorea della Madonna con Bambino di Francesco Laurana eseguita insieme ad altri aiuti nel 1469, la pregiata acquasantiera (posta al quarto pilastro) opera incerta di D. Gagini e la Madonna della Scala eseguita nel 1503 da A. Gagini e posta sull'altare della sacrestia nuova. Sull'altro lato della si trova il Palazzo Arcivescovile ove trovasi il Museo Diocesano, che raccoglie opere d'arte di notevole interesse, provenienti dalle chiese soppresse o distrutte durante l'ultima guerra.

La Cappella Palatina, che sorge nel Palazzo dei Normanni, è a schema basilicale a tre navate, divise da archi ad ogive con la particolarità della cupola eretta sul santuario triabsidato. Originariamente la cupola visibile dall'esterno insieme al campanile, mentre ora la costruzione è inglobata dal Palazzo Reale. Cupola, transetto ed absidi sono nella parte superiore interamente rivestiti da splendidi mosaici, mentre il soffitto ligneo della navata mediana e la travatura delle altre sono intagliati e dipinti in stile arabo. I mosaici bizantini di questo monumento, che sono tra i più importanti della Sicilia, raffigurano Cristo Pantocratore benedicente, gli evangelisti, scene bibliche varie, ecc. I più antichi sono quelli della cupola, che risalgono al 1143.

Al secondo piano del palazzo si trovano la Sala d'Ercole, dove si riunisce il Parlamento siciliano e la sala di re Ruggero II, ricca di preziosi mosaici con motivi ornamentali, raffiguranti animali ed intrecci floreali.

Fondata nel 1149, la chiesa dell'Ammiraglio si deve alla pietà di Giorgio d'Antiochia. All'edificio sacro, che nel corso dei secoli è stata più volte distrutta e restaurata, si accede dal campanile: una costruzione a pianta quadrata del XIII secolo, aperta in basso da arcate arcuate a colonne angolari e con tre grandi ordini di grandi bifore. Entrati nel primo corpo della costruzione – rifacimento settecentesco con volte affrescate da Olivio Sozzi, Antonio Grano e Guglielmo Borremans – due decorazioni musive sul fronte del corpo originario raffigurano Ruggero e Giorgio d'Antiochia; solo la testa e le mani di quest'ultimo sono originali dell'epoca. Superato l'ambiente suddetto, si giunge nella chiesa vera e propria. Ivi la parte superiore delle pareti e la cupola, al sommo della quale è l'immagine del Cristo Pantocratore, sono interamente rivestite di decorazioni musive di periodo bizantino, le più antiche di tutta la Sicilia e di grande importanza, in connessione con quello di Daphni, nell'Attica. L'abside, distrutta sul finire del Seicento, venne sostituita con l'attuale cappella barocca a tarsie marmoree. Situata vicino alla chiesa dell'Ammiraglio, quella di San Cataldo è un'opera normanna del 1160, dalla caratteristica facciata tripartita sormontata da grosse cupole realizzate su tamburo, che meglio conserva il suo aspetto originario. All'interno è notevolmente interessante il pavimento musivo.

Costruita tra il 1130 e il 1170, la Magione, conosciuta anche come Chiesa della SS. Trinità, presenta una pianta a forma basilicale a tre navate sorrette da colonne, mentre internamente la costruzione si presenta molto squadrata e movimentata da una serie di archi ogivali tipici dell'architettura normanna, che girano tutt'intorno la chiesa. Anche di questo periodo è la Chiesa dello Spirito Santo (oggi all'interno del cimitero di Sant'Orsola), dove motivi ornamentali in stile normanno s'inseriscono in una sobria architettura articolata da archetti ogivali e portali d'ingresso.

La Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, a tutti nota per le sue caratteristiche cupole di colore rosso, si appoggia con un fianco ad un corpo quadrato anteriore (forse una moschea). Ed è realizzata a croce divisa in campate quadrate su ciascuna delle quali poggia una semisfera. Il presbiterio, terminante in nicchia, è sormontato da u cupola, come quella dei due corpi quadrangolari che la fiancheggiano e di cui quello di sinistra si eleva a campanile. Suggestivo il piccolo chiostro d'epoca posteriore con la cisterna araba ed il lussureggiante giardino.

Il palazzo della Zisa – dall'arabo al-Aziz, ovvero “la splendida”) sorgeva fuori le mura della città di Palermo, all'interno del parco reale normanno, il Genoard (dall'arabo Gennat al-arde ovvero “paradiso sulla terra”) che si estendeva con splendidi padiglioni, rigogliosi giardini e bacini d'acqua da Altofonte fino alle mura del palazzo reale. Le prime notizie sulla data d'inizio della costruzione della Zisa al 1165, sotto il regno di Guglielmo I, ci sono state tramandate da Falcando nel Liber de Regno Sicilie. Sappiamo, infatti, da questa fonte che nel 1166, anno della morte di Guglielmo I, la maggior parte del palazzo era stata costruita “mira celeritate, non sine magnis sumptibus” e che l'opera fu portata a termine dal suo successore Guglielmo II (1172-1184), subito dopo la sua maggiore età. L'appellativo Musta'izz riferito, secondo l'Amari, a Guglielmo II anche in un'iscrizione in caratteri naskhi^ nell'intradosso dell'arcata d'accesso alla Sala della Fontana. Un'altra iscrizione, invece, ben più famosa – in caratteri cufici – è a tutt'oggi conservata nel muretto d'attico del palazzo, tagliata ad intervalli regolari nel tardo medioevo, quando la struttura fu trasformata in fortezza. Alla luce di queste fonti la maggior parte degli studiosi sono concordi nel fissare al 1175 la data di completamento dei lavori del solarium reale. Fino al XVII secolo il palatium non venne sostanzialmente modificato, come ci testimonia la descrizione del1526 fatta dal monaco bolognese Leandro Alberti che visitò la Zisa in quell'anno. Significativi interventi di restauro si ebbero negli anni 1635-36, quando Giovanni de Sandoval acquistò la Zisa, adattandola alle nuove esigenze abitative. In occasione di questi lavori fu aggiunto un altro piano chiudendo il terrazzo e si costruì, nell'ala destra del palazzo, secondo la moda dei tempi, un grande scalone resecando i muri portanti e distruggendo le originarie scale d'accesso. Successivamente nel 1806 la Zisa passò alla famiglia dei Notabartolo che effettuò diverse opere di consolidamento, quali il risarcimento di lesioni sui muri e l'incatenamento degli stessi per contenere le spinte delle volte. Venne trasformata la distribuzione degli ambienti mediante la costruzione di tramezzi, soppalchi, scalette interne e nel 1860 fu ricoperta la volta del secondo piano per costruire il pavimento del padiglione ricavato sulla terrazza. Nel 1955 il palazzo fu espropriato dallo Stato, ed i lavori di restauro, iniziati immediatamente, vennero poco dopo sospesi. Dopo un quindicennio d'incuria ed abbandono nel 1971 l'ala destra, compromessa strutturalmente dai lavori del Sandoval e dagli interventi di restauro, crollò. Il palazzo della Zisa, concepito come dimora estiva dei re, nasce da un progetto unitario, realizzato da un architetto di matrice e culturale islamica ben consapevole di tutta una serie di espedienti per rendere più confortevole questa struttura durante i mesi più caldi dell'anno. Si tratta, infatti, di un edificio rivolto a nord-est, cioè verso il mare per meglio godere delle brezze più temperate, specialmente notturne, che venivano captate dentro il palazzo attraverso i tre grandi fornici della facciata e la grande finestra belvedere del piano alto. Questi venti, inoltre, venivano inumiditi dal passaggio sopra la grande peschiera antistante il palazzo e la presenza di acqua corrente all'interno della Sala della Fontana dava una grande sensazione di frescura. Infatti l'ubicazione del bacino davanti il fornice d'accesso è tutt'altro che casuale: esso costituiva una fonte d'umidità al servizio del palazzo e le sue dimensioni erano perfettamente calibrate rispetto a quelle della Zisa. Anche la dislocazione interna degli ambienti era stata condizionata da un sistema abbastanza complesso di circolazione dell'aria che attraverso canne di ventilazione, finestre esterne ed altri posti in riscontro stabilivano un flusso continuo di aria. La stereometria e la simmetria del palazzo sono assolute. Esso è orizzontalmente distribuito in tre ordini, il primo dei quali al piano terra è completamente chiuso all'esterno, fatta eccezione per i tre grandi fornici d'accesso. Il secondo ordine è segnato da una cornice marcapiano che delinea anche i vani delle finestre, mentre il terzo, quello più alto, presenta una serie continua di arcate cieche. Una cornice con l'iscrizione dedicatoria chiudeva in alto la costruzione con una linea continua. Si tratta di un'iscrizione in caratteri cufici, molto lacunosa e priva del nome del re e della data, che è tuttora visibile nel muretto d'attico del palazzo. Questa iscrizione venne, infatti, tagliata ad intervalli regolari per ricavarne merli nel momento in cui il palazzo fu trasformato in fortezza. Il piano terra del palazzo è costituito da un lungo vestibolo interno che corre per tutta la lunghezza della facciata principale sul quale si aprono al centro la grande Sala della Fontana nella quale il sovrano riceveva la corte, e ai lati una serie di ambienti di servizio con le due scale d'accesso ai piani superiori. La Sala della Fontana, di gran lunga l'elemento architettonico più caratterizzante dell'intero edificio, ha una pianta quadrata sormontata da una volta a crociera ogivale, con tre grandi nicchie su ciascuno dei lati della stanza, occupate in alto da semicupole decorate da muqarnas (decorazioni ad alveare). Nella nicchia sull'asse dell'ingresso principale si trova la fontana sormontata da un pannello a mosaico su fondo oro, sotto il quale scaturisce l'acqua che, scivolando su una lastra marmorea decorata a chevrons posta in posizione obliqua, viene canalizzata in una canaletta che taglia al centro il pavimento della stanza e che arriva alla peschiera antistante. In questo ambiente sono ancora visibili i resti di affreschi parietali realizzati nel 1600 dai Sandoval. Il primo piano si presenta di dimensioni più piccole, poiché buona parte della sua superficie è occupata dalla Sala della Fontana e dal vestibolo d'ingresso, che con la loro altezza raggiungono il livello del piano superiore. Esso è costituito a destra e a sinistra dalla Sala della Fontana dalle due scale d'accesso che si aprono su due vestiboli. Questi si affacciano con delle piccole finestre sulla parte alta della Sala, affinché, anche dal piano superiore, si potesse osservare quanto accadeva nel salone di ricevimento. Questo piano costituiva una delle zone residenziali del palazzo ed era destinato molto probabilmente alle donne. Il secondo piano constava originariamente di un grande atrio centrale delle stesse dimensioni della sottostante Sala della Fontana, di una contigua sala belvedere che si affaccia sul prospetto principale e di due unità residenziali poste simmetricamente ai lati dell'atrio. Questo piano dovette certamente assolvere la funzione di luogo di soggiorno estivo privato, dal momento che l'atrio centrale scoperto apriva questo luogo all'aria ed alla luce. Facevano parte del complesso monumentale normanno anche un edificio termale, i cui resti furono scoperti ad ovest della residenza principale durante i lavori di restauro del palazzo, ed una cappella palatina posta poco più ad ovest, lungo la via oggi nominata dei Normanni.

Foto della zona

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